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L'Italia «condannata» dalla Corte di Strasburgo per i crocifissi in aula

Siamo letteralmente senza parole nell'apprendere questa incredibile ed assurda notizia! Un “ragionamento viziato" sul presupposto che il crocifisso possa costringere ad una professione di fede, mentre esso è un simbolo passivo, che cioè non costringe in coscienza nessuno.

Assurda e incomprensibile la sentenza con la quale questa mattina la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito, a seguito di un ricorso presentato da una cittadina italiana, che l'esposizione del crocifisso in classe costituisce “una violazione al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”.

“Prima ancora di essere un simbolo religioso – spiega il noto giurista prof. Dalla Torre - il crocifisso esprime la nostra cultura e identità. Abbiamo bisogno di elementi che facciano mantenere coesa la società intorno a valori tradizionali e fondanti”.
"Questo - precisa il rettore della Lumsa - “è peraltro il ragionamento che ha portato a numerose decisioni di giudici italiani che mi appaiono ancora del tutto condivisibili. Se il crocifisso non fosse anzitutto un simbolo culturale – e quindi non coercitivo per alcuno - dovremmo togliere tutte le croci presenti sulle nostre strade e piazze e questo sarebbe veramente ridicolo”.
Di questo passo saremo forse presto condannati per le tante Chiese ed monumenti con i crocifissi; mentre il Crocifisso di Giotto e tutte le altre opere d'arte raffiguranti il crocifisso non dovrebbero essere esposte nel musei, ma riposte in cantina.
Franco Balzaretti