Non è l'Italia che deve vergognarsi : Bombe sì, profughi no! ( su Avvenire del 12-04-2011 di Giorgio Ferrari)
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Sì, è possibile, e per quanto ci riguarda sta accadendo in queste ore e in questi giorni convulsi, dove quel club di ventisette nazioni che si proclama come "Unione Europea" sta offrendo al mondo – ma soprattutto a se stesso, alla propria sotterranea coscienza – la peggiore delle immagini possibili.Com’era largamente previsto, ieri in Lussemburgo è stata respinta la proposta italiana di protezione temporanea per i profughi dai Paesi del Nord Africa, la benedetta e ormai famigerata "Direttiva 55" che prevede l’immediata concessione dello status di rifugiato per un periodo di tempo limitato «a tutte quelle persone che fuggono da Paesi in cui la loro vita sarebbe a repentaglio in caso di rientro», persone che l’articolo 2 della Direttiva qualifica come «in fuga da zone di conflitto armato o di violenza endemica» o essere «a serio rischio, o essere state vittima, di sistematiche o generalizzate violazioni dei loro diritti umani». Un ritratto quasi perfetto di quelle migliaia di migranti in fuga dalle coste del Nord Africa, ma al tempo stesso un identikit che non convince la commissaria per gli Affari Interni Cecilia Malmström e ancor meno gli Stati membri, che ieri pomeriggio hanno sonoramente bocciato le richieste italiane, concedendo soltanto un’estensione dell’accordo italo-francese sul pattugliamento delle coste tunisine. Sul drammatico problema dei profughi nordafricani si è largamente speculato in ogni direzione, vuoi amplificandone a dismisura la portata catastrofica (per numero di immigrati e per l’impatto sociale che avrebbero sul territorio), vuoi brandendoli come spauracchio nei confronti di una anacronistica koiné: in altre parole, appena al di là delle frasi di circostanza, l’Europa non ha fatto altro che considerare questi poveri migranti come un vascello di appestati da tenere alla larga dalle mura fortificate del continente.Quella stessa Europa che – pur nel guazzabuglio politico e diplomatico nel quale è usa navigare, dove ciascuno si muove in ordine sparso e spinto da interessi e pressioni interne che nulla hanno a che fare con la politica estera comune della quale la Ue dovrebbe farsi carico – ha impiegato molto meno tempo ad adottare l’opzione militare. Come dire, bombe sì, profughi no. E sorvoliamo sui doppi e tripli giochi di cui la Francia si è resa protagonista: mentre Sarkozy scriveva a Barroso una lettera di critiche all’Italia e suggeriva di "chiudere" Schengen, il suo ministro mostrava solidarietà al nostro governo. A proposito del quale, pur nella discutibile sequenza di talune scelte ondivaghe, non possiamo non rimarcare come in breve tempo sia avvenuto un sostanziale recupero di civiltà, passando dal meccanico respingimento dei migranti che si presentavano alle porte di casa a quell’accoglimento provvisorio che implica il guardare in faccia le persone, per riconoscerne i diversi casi, e che può preludere all’attribuzione dello status di rifugiato. Era ora. Ma questa giusta svolta (ieri riconfermata dal ministro Maroni) ha fatto levare gli scudi a mezza Europa (e quella che conta c’è tutta). Un’Europa dove, giova ricordarlo, dalla Francia alla Danimarca, dal Belgio alla Svezia, dall’Ungheria alla Finlandia e all’Olanda s’indovina lo strepito sempre più rumoroso delle destre xenofobe Sì, riconosciamolo, se non con la Ue in quanto istituzione, c’è sicuramente una crisi in atto fra l’Italia e i governi europei. E non siamo certo noi italiani a doverci vergognare. (Avvenire - di Giorgio Ferrari ) |


