ROMA - Una medicina dell’accoglienza non può escludere nessuno, tantomeno i migranti. Ed è per sua natura accoglienza della vita in tutte le fasi, «anche se inizio e fine fruiscono in molti modi di una minore tutela e quindi meritano di una particolare attenzione, sia sul piano giuridico che culturale e morale».
Ecco due insegnamenti, diretti a chi esercita le professioni sanitarie, così come scaturiscono dall’intuizione che fa da filo conduttore alla Caritas in veritate : lo sviluppo integrale dell’uomo. A ricordarle al convegno nazionale dell’Associazione medici cattolici, tenutosi ieri alla Pontificia Università Urbaniana, è stato il cardinale Dionigi Tettamanzi , arcivescovo di Milano, che del sodalizio è assistente ecclesiastico. «Caritas in veritate: voce profetica per una medicina dell’accoglienza », il titolo dell’iniziativa. Che ha messo l’enciclica di Benedetto XVI - e il suo intrecciare questione sociale e antropologica - in dialogo con la vocazione a curare. Ma è un’enciclica che tratta ampiamente di economia e tanto ha fatto discutere in tempo di crisi. Per questo, oltre alla visione teologica e bioetica del porporato, l’emiciclo dell’ateneo di Propaganda Fide - gremito ha ascoltato pure gli interventi di due manager: Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Fiat e Ferrari (ma anche di Telethon) e del presidente dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù, Giuseppe Profiti. Tettamanzi ha allargato lo sguardo a problemi mondiali quali la fame, le malattie tropicali e l’Aids, con i problemi sociali e la penuria di farmaci che li accompagnano. Ma poi ha aperto la finestra sulla mondialità di casa nostra. E il pensiero è andato ai «tanti migranti presenti sul nostro territorio che non dispongono di un’assistenza medica adeguata » di fronte ai quali l’invito è ad essere «medici senza frontiere » come quelli oggi ad Haiti. «Nessun abitante della nostra Italia – ha aggiunto –, di ieri e di oggi, come pure nessun migrante deve essere considerato privo di cittadinanza... sanitaria».
Per contribuire al benessere collettivo, ha sottolineato Montezemolo, occorre una «crescita economica, demografica, culturale, etica, di valori, di esempi». E quella solidarietà, portata avanti da tanti giovani. Sulla sanità – ha proseguito – ci troviamo di fronte a una «strettoia». Da un lato una visione «privatistica», improntata al profitto, dall’altro una «assistenzialista» che demanda il settore allo Stato come «ammortizzatore sociale» più che come servizio che deve essere improntato a criteri di efficienza. Il concetto di gratuità, chiave dell’enciclica, spinge invece a vedere «una possibile, necessaria conciliazione tra dimensione imprenditoriale della sanità e suo ruolo sociale». Togliendo le «invadenze» della politica ed esaltando il ruolo vocazionale dell’impegno medico «che spesso confina nella dedizione totale». Profiti ha ricordato che l’etica si misura anche nel come si usano le risorse, un dato cruciale se si pensa che «il livello di prestazioni inappropriate è di circa il 51%». Spesso ciò è frutto di una mentalità che tende a «preservare determinate posizioni di rendita » invece di «convertirsi» per andare incontro alla domanda di buona sanità.
In apertura il presidente dell’Amci, Vincenzo Saraceni, aveva enucleato alcuni aspetti del testo magisteriale. Primo, «l’esigenza che il sistema di valori fondanti una società pacifica e giusta debba necessariamente imperniarsi sui principi della legge morale insita nella coscienza umana ». Poi, fraternità e gratuità incidono su ruolo sociale e identità del medico, che deve sempre essere improntata alla relazione, evitando che la tecnica prevalga sulla missione: «Il lavoro di medici e infermieri non può mai essere improntato a rigidi criteri di mercato, né tantomeno a valutazioni di carattere speculativo, ma deve comunque e in ogni circostanza privilegiare il bisogno e assecondare la richiesta di salute ». Questo è il dna della professione di Ippocrate.
Tettamanzi all’incontro nazionale dei medici cattolici: nessun abitante del nostro Paese, come pure nessun migrante, sia considerato privo di cittadinanza.Tutela per l’inizio e il fine vita