BARI, 9 FEBBRAIO 2020 - F. BOSCIA : “IL DOLORE DEI BAMBINI, DAL CONCEPIMENTO AL LORO FUTURO SVILUPPO”

In occasione della 42°  “Giornata della vita” e della 28^ “Giornata del malato”

il Centro Italiano Femminile (Presidente Comunale Bari Dott.ssa Benedetta Sasanelli) e

l’Associazione Medici Cattolici Italiani (Presidente Sez. Bari Dott. Pierfrancesco Agostini)

organizzano un momento di riflessione

sul significato che diamo alla vita, alla malattia e alla sofferenza.  

 

 

Ore 19.00 Celebrazione Eucaristica

presieduta da don Franco Lanzolla

 

 Ore 20.00 Sala Odegitria

 

INTERVENTI

 

“IL DOLORE DEI BAMBINI, DAL CONCEPIMENTO AL LORO FUTURO SVILUPPO”

Prof. Filippo M. Boscia

Presidente Nazionale AMCI

 

“Riflettiamo sui messaggi del Santo Padre”

Don Nicola Colatorti

Assistente Ecclesiastico  AMCI Bari

 

 

Seguirà la lettura di alcuni messaggi di una madre in conflitto tra accettazione e rifiuto del suo bambino

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                   La Cittadinanza è invitata

BARLETTA, 23 FEBBRAIO 2020: NATI PER AMARE CON LA PARTECIPAZIONE DEL PRESIDENTE BOSCIA

Nel più recente Codice di Diritto Canonico, ai vescovi è stata data l’autorità di assemblare le parrocchie in gruppi geografici più piccoli. Questi gruppi di parrocchie all’interno di una diocesi sono state poste sotto la cura di un “decano” e chiamati “decanati”.

Nell’ambito del “Decanato di S. Maria”, nuova realtà della diocesi di Barletta-Trani-Andria, Filippo M. Boscia, nostro Presidente Nazionale, incontrerà DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020 ore 17.30 presso la Parrocchia S. Andrea di Barletta, i  fidanzati 2020, trattando il coinvolgente tema : “NATI PER AMARE”.

L’incontro coinvolge in Barletta le comunità parrocchiali del Buon Pastore, di S. Andrea, di Santa Maria della Vittoria, di S. Lucia, del Santo Sepolcro, del Santuario Maria SS. dello Sterpeto.

 

Boscia, presidente Amci. «Medici col Papa al fianco dei pazienti, contro la solitudine»

Francesco Ognibene sabato 4 gennaio 2020

Il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del Malato 2020 solleva le questioni etiche sul fine vita oggi al centro del dibattito. Parla il presidente dei Medici cattolici, Filippo Maria Boscia.

Nel suo messaggio per la Giornata del Malato 2020, diffuso il 4 gennaio, il Papa è intervenuto ancora con parole ferme sulla necessità di non cedere a eutanasia e suicidio assistito, ma vari Paesi stanno introducendo misure che vanno nella direzione opposta. Si può ancora fermare questa deriva? Filippo Maria Boscia, presidente dei Medici cattolici, è fiducioso.
Vari Paesi stanno introducendo misure che vanno nella direzione opposta. i può ancora fermare questa deriva, o è inevitabile?
«Il Papa ci obbliga a riflettere su una materia sensibile e delicata e analizzare le tendenze della nostra società molto incline a proporre atteggiamenti pro-eutanasici. Le tecno-scienze ci propongono una essenza di modernità, ma comportano anche condizioni che io chiamo di slittamenti morali, cioè la tendenza tipica delle società tecnologiche ad accettare in modo acritico le innovazioni tecniche e, quindi, a subire una certa anestesia. È un momento storico di grande confusione e incertezza. Istanze ideologiche socio-culturali e politiche stanno inclinando valori fondanti come la vita, la famiglia e la libertà educativa, quasi fossero governabili da pure leggi di mercato. Su questo tema, tanto delicato e sensibile sul piano etico e sociale, abbiamo il dovere di parlare con una voce sola e in grande unità, non solo formale e riaffermare che l'eutanasia non è una forma di libertà di scelta. Credo che si possa fermare questa deriva comunicando che la vita della persona fa parte di un tutto e non va né dissociata, né spezzettata, né scartata».

 


L'appello del Santo Padre è rivolto anzitutto ai medici. Sono disposti ad ascoltarlo?
«I medici ringraziano Francesco e accolgono il suo appello. Certamente sono molto disposti ad ascoltarlo. Sono profondamente convinti che qualunque medico che agisca per mettere fine alla vita del suo paziente tradisce la sua stessa missione. Tutti i medici riaffermano i valori della medicina in difesa della dignità della vita. I medici tutti desiderano offrire nella loro mission un supporto alla resilienza del paziente e porre attenzione alla sua spiritualità. I medici cattolici in particolare sono in trincea contro l'eutanasia e il suicidio assistito e sono pronti ad ostacolare queste azioni con l'obiezione di coscienza, non abbandonando mai il paziente a loro affidato, ma obiettando decisamente e fermamente contro leggi inique che presentano anche profili contraddittori. I medici cattolici desiderano richiamare e sottolineare il primato della coscienza, un primato centrato sulla libertà e su quell'insieme di priorità e valori che lo definiscono».
Il Papa ricorda che l’obiezione di coscienza può diventare un dovere...
«Va riconosciuta la libertà della persona, soprattutto se sofferente, ma la pari va tutelata la libertà e l'autonomia del medico, che non può essere sbriciolata come sta accadendo. Se è vera, questa libertà interessa la comunità organizzata e presuppone di necessità scelte educative. I medici cattolici rivendicano con forza la necessità che lo Stato si impegni nel dotare il Ssn di un compiuto omogeneo e universalistico sistema di cure palliative senza alcuna discriminazione per offrire al paziente e alla famiglia la migliore relazione, il miglior sostegno e accompagnamento possibile nelle fasi ultime della vita».
Francesco chiede che si sostengano i malati con cure adeguate...
«Urge attuare su tutto il territorio nazionale la grande potenzialità della legge 38/2010, abbastanza ignorata, e garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, sempre, dovunque e a chiunque. La Federazione degli Ordini dei Medici qualche mese fa ha, coraggiosamente e con coerenza di argomentazione, richiamato il dovere di non dare la morte e ha richiamato gli stessi medici alla responsabilità elevata di essere a fianco alla persona sofferente con proporzionalità di cure prestando aiuto solidale a non togliersi la vita, bensì a lenire il dolore con cure palliative, spostando con questo l'attenzione dall'autodeterminazione alla dignità e alla presa in carico della sofferenza».
L'alternativa alla "morte a richiesta" è la cultura del "prendersi cura". Come la si può diffondere in modo efficace?
«La cultura del prendersi cura deve far parte della mission del medico. I medici equipaggiati scientificamente e spiritualmente hanno il compito primario di ascoltare, accogliere sempre, dare ospitalità, prendersi cura, sapientemente agire e consolare. I medici, nella loro totalità, vogliono essere protagonisti della costruzione quotidiana della salute, del bene comune e vogliono far riflettere sulla solitudine, sull'isolamento e sull'emarginazione e, in queste che sono le nuove malattie della nostra contemporaneità, farsi progetto e speranza con percorsi di fatica e concreto impegno. I medici non vogliono che i sofferenti e i fragili diventino le prime vittime di una virale frammentazione sociale che sta interessando sia gli ambiti familiari che ambiti sanitari».
La Corte costituzionale ha aperto al suicidio assistito, a determinate condizioni. Diventerà una pratica abituale oppure resterà limitata a pochi casi estremi?
«La recente sentenza della Corte Costituzionale crea un vulnus nell'arte medica e nell'esercizio delle professioni: la sentenza è un piano inclinato che porta con sè il pericolo che si proceda all'invenzione del "diritto a morire". Gran parte della società spesso si rifiuta di fissare lo sguardo sul morente, non dobbiamo nasconderci questa realtà! Ma è proprio da quello sguardo che può nascere un'etica del morire. I medici cattolici sono convinti che in uno sguardo c'è un incontro del medico con l'ammalato, di un uomo con un altro uomo sofferente. In uno sguardo c'è la compassione, la partecipazione e forse la terapia; in questa umana relazione si concentra il meglio della relazione professionale che è molto di più di quel burocratico e asettico rapporto professionale. Le pratiche eutanasiche resteranno limitate a pochi casi se saremo capaci di interconnettere l'etica della cura alla salvaguardia della relazione medico-paziente e se saremo attenti ed essere in ascolto delle parole ultime, continuando a prenderci cura del paziente anche quando non si può guarire».

 

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OJETTI : Sfide Bioetiche del 2020 su In Terris


Siamo lieti di pubblicare in allegato un recente articolo del nostro vice presidente Stefano Ojetti sulle sfide bioetiche del 2020 e già pubblicato sulla rivista In Terris.

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